Cala Rossa Di Favignana
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Isole Eolie - Le sette sorelle
CENNI STORICI
Le isole Eolie furono abitate, presumibilmente da Siculi, fin dalla preistoria.
Ci inducono a tale asserzione i manufatti di epoca neolitica ed eneolitica rinvenuti, in gran copia, a Panarea, a Lipari, a Filicudi, a Salina e a Stromboli.
Secondo una leggenda i primi colonizzatori dell'Arcipelago sarebbero stati invece abitanti dell'Italia meridionale capitanati da Liparo, mitico ecista, epònimo dell'isola maggiore.
Secondo altra leggenda l'Arcipelago sarebbe stato colonizzato, durante la guerra di Troia, da Eolo che avrebbe scelto come sede Lipari e, successivamente, Stromboli dove, fino al '600, come ci assicura il Campis, erano visibili ruderi di una reggia.
Passando dal mondo dei miti all'epoca storica, apprendiamo da Diodoro siculo che la colonizzazione delle Eolie ebbe luogo tra il 588 e il 577 a.C. per opera di una colonia greca della 50a olimpiade costituita da elementi di stirpe dorica di Cnido e Rodi, con a capo Pentatlo. Costoro, insediatisi in queste isole, per difendersi dalle continue scorrerie dei pirati fenici ed etruschi, allestirono una potente flotta riportando sempre brillanti successi, dopo i quali ricchi trofei veleggiavano verso Delfo.
Pare che gli stessi Liparesi, a loro volta, esercitassero la pirateria e, in una loro azione, intercettassero un'offerta di alto valore che i Romani inviavano a Delfo.
Se non che il magistrato di Lipari, Timositeo, sembra abbia fatto restituire il bottino perchè raggiungesse la sua destinazione.
Nel 427 a.C., durante la prima spedizione ateniese in Sicilia, sotto Lache, i Liparesi strinsero alleanza con i Siracusani, forse per la loro comune origine dorica. Subirono molti attacchi, come afferma Tucidide, da parte della flotta ateniese e reggina, ma senza gravi conseguenze.
Nella spedizione cartaginese del 408-406 Lipari fu di nuovo in relazioni amichevoli con Siracusa. Venne perciò attaccata dal generale cartaginese Imilcone che, impradonitosi della città, estorse agli abitanti una indennità di 30 talenti. Partiti i Cartaginesi, Lipari tornò al pieno godimento della sua indipendenza.
Durante la dominazione di Dionisio il Vecchio, Lipari rimase a fianco di Siracusa e più tardi di Tindari.
Nel 304 l'isola venne aggredita da Agatocle che le impose un tributo di 50 talenti, perduto durante la traversata verso la Sicilia, per una procella attribuita alla collera di Eolo.
Successivamente Lipari cadde sotto il giogo cartaginese, nel quale si trovava quando scoppiò la prima guerra punica. Per i suoi eccellenti porti e per la sua posizione di alto valore strategico, l'Arcipelago divenne una delle migliori stazioni navali cartaginesi.
Nel 262 il console romano Cn. Cornelio Scipione, illudendosi di potersi impadronire agevolmente di Lipari, venne ivi bloccato da Annibale e catturato con tutta la sua squadra.
Nel 258 Attilio Calatino cingeva Lipari di assedio.
Nel 257 le acque delle Eolie furono teatro d'una accanita battaglia tra la flotta cartaginese e quella romana.
L'Arcipelago cadeva sotto il dominio di Roma nel 252 per opera di C. Aurelio. Da allora godette di molta prosperità: vi fiorì l'industria dell'allume (che in quel tempo vi si estraeva in gran copia nell'isola di Vulcano) e fu molto frequentato per le eccellenti acque termali di Vulcano e di Lipari.
All'inizio della seconda guerra cartaginese, nel 218, presso le spiagge di Lipari e di Vulcano, per una violenta procella, naufragò una squadra punica.
Nel 36 a.C., durante la guerra tra Ottaviano e Sesto Pompeo, le Eolie divennero di nuovo importanti stazioni navali. Lipari, in un primo momento, venne occupata e fortificata da Pompeo, ma, successivamente, fu conquistata da Agrippa, che fece ancorare la sua flotta nelle insenature di Vulcano minacciando, come dice Appiano, le forze di Pompeo insediate a Milazzo e a Messina.
Sin dal 210, Lipari fece parte delle civitates decumanae. Plinio la definì oppidum civium romanorum; si ignora però se si tratti di vera e propria colonia o municipio con pieni diritti.
La storia del Cristianesimo parla della veputa a Lipari di S. Calogero inviato da S. Pietro e dell'arrivo miracoloso del corpo di S. Bartolomeo, protettore delle Eolie.
Roberto I re di Napoli, nel 1340, si impadronì di Lipari.
Nel 1544 la città fu saccheggiata dal feroce corsaro Ariadeno Barbarossa, che portò via gl'infelici abitanti, come schiavi.
Lipari venne successivamente riedificata e ripopolata da Carlo V e da allora seguì le sorti della Sicilia e del reame di Napoli.
MANIFESTAZIONI TERMALI
L'arcipelago eoliano è centro di attrazioni per il forestiero, non solo per l'accennata varietà delle sue bellezze naturali, ma anche per le sue acque termali di alto valore terapeutico. Tali manifestazioni postvulcaniche si riscontrano a Vulcano, a Lipari e a Panarea. Soltanto a Lipari è uno stabilimento termale (S. Calogero); è da augurarsi che presto ne sorgano altri a Panarea e Vulcano, sede di preziose acque radioattive. Quest'ultima isola in particolare meriterebbe di essere fornita di uno stabilimento, attrezzato secondo moderni criteri. Finora le acque e i fanghi, sfruttati con sistemi primordiali, hanno dato sempre ottimi risultati.
Oltre che nelle affezioni delle articolarizioni le acque e i fanghi di Vulcano riescono molto efficaci nelle nevralgie e nevriti, nelle affezioni vasali, nelle flebiti e ulcere varicose, nelle malattie dell'apparato genitale femminile e nelle affezioni dermatologiche.
Per Vulcano, trattandosi di fanghi vulcanici naturali ad alto contenuto di radonio e anche di acque termali, il criterio della scelta dal punto di vista dell'attività curativa può considerarsi esclusivo.
Le acque termali di S. Calogero, famose anche durante l'Impero di Roma, come c'informa Diodoro Siculo, sono state esaltate in ogni epoca. Il Pirro, il Chirone, il Corti, lo Strazzulla, il Mercalli e altri se ne occupano nei loro scritti e sono tutti concordi nel classificarle tra le migliori d'Italia.
Si tratta di acque salso-solfatobicarbonato-sodiche-ipertermali (60°C). Esiste una grotta sudatoria di costruzione romana.
Inoltre queste acque sono state prescritte ed elogiate da alte autorità della scienza medica quali il Cardarelli, il Tomaselli, il Paolucci e il D'Arrigo.
Ma il saggio migliore della loro eccezionale bontà è fornito ogni anno dalla repentina guarigione di infermi che, prima di sperimentare le acque eoliane, invano si erano rivolti ad altri stabilimenti termali.
Le Isole Eolie, nominate patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, sono meta ogni anno di un turismo d’elite e non solo, e sono perfettamente in grado di soddisfare le esigenze più disparate dei viaggiatori che in vacanza cercano talvolta pace, mare cristallino, profumi inebrianti e buona tavola e talvolta invece la classica “movida” estiva.
Queste sette sorelle sono infatti, piene di sorprese e di contrasti e non possono che lasciare una traccia indelebile nei ricordi dei fortunati turisti in visita.
Iniziamo quindi questo viaggio immaginario cercando di scoperchiare questo vaso di Pandora, pregustando il momento di visitarle di persona.
VULCANO
(Superficie: 21 Kmq.)
Vulcano, l'antica Hierà (sacra), Thermessa o Terasia; è un'isola molto interessante per i suoi svariati fenomeni vulcanici e postvulcanici. La caratteristica peculiare di Vulcano è costituita da un altipiano, il più vasto delle Eolie, formato di lave, banchi di tufi, depositi quaternari e solcato da profondi valloni. È cinto da colline ondulate e nude, che digradano verso il mare. Sulle alte pendici dell'isola, il panorama si presenta pittoresco e selvaggio: dicchi si alternano a estese zone di tufi e di arene.
Il giro di circumnavigazione di Vulcano è un susseguirsi di fantastiche visioni famose per varietà e bellezza di scenari.
L'isola di Vulcano è formata da cinque edifici vulcanici che, saldati insieme, hanno dato origine all'attuale isola. Il più ampio di questi edifici è quello del «Piano» o come altri lo definiscono «Vulcano Vecchio». Questo antico vulcano occupa la parte sud orientale dell'isola.
I crateri che si osservano sulla cima di M. Aria (m. 499) e di M. Saraceno (m. 481) sono spenti da epoca preistorica. L'attività eruttiva del cratere della Fossa fu intensa, con intermittenze più o meno lunghe, sin dai primordi deWepoca storica; Tucidice verst> la fine del V sec. a.C. ci fornisce le prime notizie. Nella seconda metà del IV sec. a.C. sembra che questo vulcano abbia dato luogo a una forte attività esplosiva e nei secoli successivi numerose sono state le eruzioni di cui abbiamo notizie. Nel 1771 si ebbe una intensa attività durante la quale venne emessa la colata di ossidiana riolitica detta Pietre Cotte, che si osserva sul" versante nord-ovest.
Il più recente periodo di attività ebbe inizio il 3 agosto 1888 e cessò il 22 marzo 1890. Durante questa fase eruttiva avvenne una emissione di materiale antico e coevo di grandi dimensioni e lancio di proietti che vennero denominati bombe a «crosta di pane».
Da tale epoca Vulcano è rimasto in fase fumarolica che si limita al cono della Fossa e all'interno del suo cratere.
Dal 1913 al 1923, dalle fumarole della parte esterna del cono, avvennero quattro abbondanti emissioni di zolfo liquido.
Presso i faraglion del Porto di Levante si riscontra un'altra zona fumarolica, tra gli avanzi d'un antico edificio vulcanico, in massima parte smantellato.
Nel 1915, sul contorno d'una colata lavica, a Lentia, si erano formate altre fumarole ch'ebbero vita effimera.
Anche nei tre imbuti craterici di Vulcanello, fino al secolo scorso, si manifestò un'attività solfatarica, oggi del tutto estinta.
Nella zona fumarolica del Porto di Levante si verificano interessanti fenomeni. In alcuni settori il terreno è ricoperto da uno strato silicogessoso fratturato da sottili spiragli. Nel punto d'inserzione, s'inna.lzano piccoli coni dal vertice dei quali i gas escono sibilando forteme'nte. In quei paraggi è una distesa acquitrinosa dove spesso il fango viene lanciato in alto dai gas sprigionantesi con irruenza.
Nei mesi estivi il suolo si riveste di una bella e varia colorazione. Si tratta di efflorescenze (sublimazioni fumaroliche) a solfato di ferro e di alluminio trasudate dal terreno. Tali formazioni scompaiono con le precipitazioni.
Attorno ai faraglioni e dinanzi alla spiaggia si verifica il tipico fenomeno del gorgoglio dell'acqua provocato da fumarole submarine. Sul fondo si scorgono vasti depositi di zolfo colloidale sotto forma di esili filamenti fioccosi, che conferiscono al mare un aspetto lattiginoso. Il gas, erompendo, genera sulla superficie marina innumerevoli bolle. Il fenomeno si può osservare molto bene, dall'alto dei faraglioni, quando il mare è calmo.
All'inizio del secolo scorso, il generale borbonico Nunziante creò a Vulcano l'industria per l'estrazione dello zolfo e dell'allume con buona attrezzatura di strade e di fabbriche.
Nella seconda metà del secolo, lo scozzese Stevenson acquistò tutta l'isola e continuò l'opera del suo predecessore con criteri razionali. Una mulattiera si spingeva dentro la grande voragine craterica, dove vennero anche ricostruiti ricoveri in muratura per gli operai. L'ultima formidabile esplosione lanciò tutto per aria.
Presso il porto sgorga una sorgente termale chiamata Acqua di Bagno. Cospicua è la potenza terapeutica di queste acque.
Nel settore turistico Vulcano ha assunto una funzione di primo piano.
Lungo la riviera di ponente, la più incantevole insenatura del!' Arcipelago, sono sorti esercizi alberghieri dotati di ogni comfort.
Vulcanello (m. 124), sorto dal mare nel 183 a.C. da una eruzione sottomarina, forma una penisoletta e si compone di tre crateri impiantati su di una alternanza di lava e prodotti piroclastici.
Nella parte orientale, per la erosione degli agenti marini e atmosferici, si può osservare una interessante sezione mostrante come è costituito un cono vulcanico: successioni di colate di lava e strati di materiali piroclastici.
LIPARI
(Superficie: 37,6 Kmq.)
Lipari, l'antica Meligunte, è l'isola maggiore dell'Arcipelago, nota un giorno quale emporio dell'ossidiana e rinomata oggi come il massimo emporio della pomice.
Lipari per dolcezza di clima e serenità di cielo d'inverno si presenta come ideale stazione climatica e d'estate come ricercato soggiorno balneare e di diporti nautici. Quest'isola è centro di escursioni indimenticabili per il fascino dei suoi paesaggi. Interessante l'escursione a Quattrocchi da dove si ammirano, tra una molteplice varietà di tinte, come in una visione di sogno, pittoresche insenature dalle coste alte e faraglioni dalle forme slanciate, che si riflettono sul male. Sullo sfondo, con parvenze evanescenti, si leva, dalla distesa marina, la fumante Vulcano, che chiude l'incantevole spettacolo.
Consigliabile l'ascensione al M. Pelato, da dove si osservano il Campo Bianco (immensa, strana voragine candida come la neve) e le colate di ossidiana di Sparanello e di Rocche Rosse.
Anche interessante è l'ascensione alla frazione di Quattrocchi e alle coste di Mezzacaruso, dove si aprono allo sguardo paesaggi imponenti: costoni striati con tinte rossastre e giallognole, che scendono verso il mare con precipizi.
Di alto interesse turistico è il giro in barca attorno a Lipari. Si succedono, l'un dopo l'altro, episodi pittorici che compongono un insieme di grande varietà e bellezza: profonde grotte, amene spiagge, alte coste, ampie baie, scogli traforati, piccoli seni ed erte, selvagge rupi.
Il centro più importante è Lipari.
La cittadina in parte si estende lungo le due pittoresche insenature di Marina Lunga e di Marina Corta e in parte è appollaiata attorno al suo Castello (sec. XVI), l'antica acropoli, che si erge maestoso, su alta roccia di lava liparitica, con titanici bastioni cinquecenteschi strampiobanti sul mare.
Dalle indagini degli studiosi risulta che il Castello fu sede della città preistorica e, successivamente, di quella greca, notevole per gli imponenti templi di Eolo e di Efesto.
Ancora oggi si osservano la torre greca e l'ingresso medioevale con volte e archi a ogiva in cui sono murati frammenti architettonici dell'età classica. Sul Castello si ammirano la Chiesa dell'Addolorata dallo schema architettonico bizantino e la superba Cattedrale normanna ricostruita nel 1654. Tra le opere d'arte, di cui mena vanto, sono degni di rilievo un'Addolorata e altri dipinti di Girolamo Alibrandi. Sul fianco destro della Cattedrale si vedono cospicui avanzi del palazzo vescovi le normanno.
A Lipari, nel giardino della casa Esposito, in via Garibaldi, si ammira una bella statua acefala, rappresentante una figura muliebre avvolta in una chitone. Pare che si tratti di scultura romana risalente ali secolo d.C.
A tergo di Lipari, dalla contrada Santa Lucia attraverso Diana, Sant'Anna e fino a Portinenti si estende la necropoli greca e romana. Le tombe si addensano soprattutto a Diana.
In questa contrada essa si sovrappone ad un vasto insediamento preistorico fiorito dalla fine del neolitico medio alla prima età del bronzo, ma nel quale la massima intensità di vita si è avuta nel neolitico superiore, in quella fase culturale cioè che in tutta l'Italia è oggi designata con il nome di essa (cultura di Diana).
La necropoli classica è una delle più ricche della Sicilia. In quest'ultimo ventennio scavi sistematici hanno recuperato i corredi di oltre 1300 tombe, ora esposti nel Museo Eoliano.
Le più antiche risalgono al VI sec. a.C., ai decenni successivi alla fondazione della Lipara greca, e presentano ceramiche corinzie, attiche a vernice nera e di altre fabbriche della Grecia.
Particolarmente ricche le tombe del V, del IV e degli inizi del 111 secolo a.C. ad inumazione con sarcofago di terracotta, di mattoni crudi o di pietra oppure a cremazione, in alcune delle quali sono stati rinvenuti grandi crateri e altri vasi figurati dello stile a figure rosse o dello stile detto di Gnathia e pregevolissime terracotte figurate di cui particolarmente importanti quelle di argomento teatrale. Più povere e quasi sempre a cappuccina di tegole le tombe dell'avanzato ellenismo, successive alla distruzione del 251 a.C.
Le tombe di età romana (I sec. a.C. - Il sec. d.C.) sono ricche di bronzi, di vetri, di lucerne figurate.
Nell'area della necropoli e precisamente agli inizi della rotabile per Piano Conte, nei presi del plesso scolastico sono due grandi ipogei funerari di età imperiale romana (Il sec. a.C.) e almeno un altro analogo è nel terreno della mensa vescovile dove sono anche resti di altri monumenti funerari più tardi (IV-V sec. d.C.).
La necropoli si estendeva al di fuori dell'area urbana della città antica, la quale non superava di molto l'estensione quella attuale, come dimostra la recente scoperta delle mura urbiche del IV sec. a.C. che sono attualmente in corso di scavo.
Nella Chiesetta di S. Nicola, oltre Portinenti, si osserva un architrave costituito da un frammento architettonico di età classica. Ivi è venuto alla luce un'ipogeo simile a quelli scoperti a Diana.
A Piano Conte, esteso pianoro disseminato di case coloniche, sono state trovate asce, accette di pietra lavica e cuspidi scheggiate, della tarda età neolitica e delle prime fasi dell'età dei metalli.
Presso le Terme di S. Calogero, si vedevano nel XVIII secolo i resti di edifici e i frammenti di colonne romane.
Nella località denominata la Bruca, sono stati rinvenuti vasi, ciotole a figure fittili dell'evo greco.
Antiche ceramiche sono state scoperte nella zona chiamata Palmeto.
Lipari è l'isola più complessa dal punto di vista geologico e vulcanologico; in epoca storica non ha dato parossismi vulcanici ma solo attività post-vulcaniche ad esclusione di qualche zona di deposito quaternario e alluvionale. Si riscontrano 12 apparati vulcanici riferibili ai seguenti tre tipi differenti: Vulcani del tipo Fossa delle Felci; Vulcani del tipo Monte Guardia; Vulcani del tipo Monte Pelato.
Le manifestazioni endogene, che si riscontrano consistono in fumarole, solfatare e sorgenti termali. Le più importanti fumarole sono quelle di Bagnosecco; sorgenti termali sono state notate presso Bagnicello, alle Fontanelle, alle Pietre di Fuardo ma le più importanti sono quelle di S. Calogero e quelle che sgorgano a valle di Castelilaro ed in prossimità del Porto (Pignataro).
Le acque di S. Calogero sono state utilizzate per fini terapeutici da epoca immemorabile rivelandosi sempre si somma efficacia. Accanto alla sorgente s'innalzano una grotta sudatoria, la «stufa», di costruzione romana e uno stabilimento di bagni e di fanghi eretto nel 1867.
L'analisi delle acque venne eseguita per la prima volta dal!' Arrosto ne 1872; successivamente dal Gabella (1907) e infine dall'lrrera e dal Labruto (1933). Questi ultimi le classificarono tra quelle ipertermali, salso-solfato-bicarbonatosodiche con temperatura oscillante sui 60°C.
Sulla vetta del Monte S. Angelo (m. 594), del Monte Pelato e del Monte Guardia (m. 369) si osservano voragini crateriche esistenti fin dalle ere preistoriche. Il vulcano che si trova allo stato di quiescenza, da epoca meno remota, è, secondo le ipotesi più attendibili, quello vicino al Monte Pelato. La vasta cavità si presenta slabbrata a nord-est, verso il mare. In questa direzione si snoda, quale strano fiume di pietra, la enorme colata di ossidiana di Rocche Rosse, tipica per i contorni frastagliati, per gli strani riverberi e per i profondi crepacci, che le conferiscono un aspetto quasi infernale.
Durante l'ultima manifestazione eruttiva del Monte Pelato avvenne la proiezione delle celebri bombe vetrose e anche allora, con ogni probabilità, ebbe luogo l'abbondante emissione di pomice, che rende tuttora la zona nord-est di Lipari biancheggiante come se fosse coperta da un manto di neve.
La candida montagna è traforata in tutti i sensi da profonde gallerie, che si intersecano reciprocamente.
La pomice viene lavorata negli stabilimenti di Acquacalda, alle falde del Monte Chirica, e in quelli di Canneto.
I giacimenti pomiciferi di Lipari si estendono complessivamente per circa 8,4 kmq. pari al 22,4% della sua superficie. La pomice è un prodotto vulcanico di magmi acidi e la sua massa è molto bollosa e leggera.
Altre schede sulle Isole Eolie collegate:
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