Body Rafting Nel Fiume Alcantara
Body Rafting Nel Fiume Alcantara
Isole Eolie - Le sette sorelle
SALINA
(Superficie: 26,8 Kmq.)
Salina è l'antica Didyme ( = gemella), nome derivato dalla forma dell'isola; due rilievi separati da una sella. Il nome attuale deriva da uno stagno costiero che, un tempo, era utilizzato come «salina». È ubicato lungo la punta di Lingua; ha una profondità di pochi metri e una estensione di circa due ettari. I cordoni litorali che lo cingono sono formati dalle forti correnti marine che attraversano il canale interposto tra Salina e Lipari.
L'isola ha una forma quasi trapezoidale e lo sviluppo costiero è di 24 Kmq.
Nell'ambito dell'arcipelago Salina occupa il secondo posto per estensione e per numero di abitanti; detiene invece il primo posto per quanto concerne fertilità di suolo.
Dal punto di vista amministrativo c'è da osservare che, mentre le altre isole Eolie formano unico comune: quello di Lipari, la sola isola di Salina è suddivisa in ben tre comuni e precisamente in quelli di Santa Marina Salina, di Malfa e di Leni.
In varie località dell'isola si riscontrano tracce di attività endogena. Sul Monte Rivi (m. 852 s.l.m.) si osserva un antico edificio vulcanico, oggi in gran parte smantellato, costituito da lave di natura andesitica e basaltica.
Sulla Fossa delle Felci (m. 962 s.l.m.), la cima più elevata dell'arcipelago eOliano), dalla tipica forma conica, si apre una cavità craterica, meno antica della precedente, formata da sole rocce andesitiche. Gli avanzi di questi due crateri si trovano nel settore orientale dell'isola; in quello occidentale si riscontrano ben tre apparati vulcanici: quello di Pizzo del Corvo, formato da lave andesitiche, quello del Monte dei Porri, costituito da lave andesitiche e basaltiche e, infine, il cratere di Pollara, nel quale si osservano le caratteristiche pomici bianche di andesite a mica e a orneblenda. Dell'attività endogena, estinta da epoca immemorabile, rimangono in atto, quali modesti residui, alcuni fenomeni postvulcanici ed esattamente gli «sconcassi» si verificano in prossimità di Rinella e consistono in una copiosa emanazione submarina di gas (idrogeno solforato) e di vapori. L'esalazione, quando si accentua, determina lo sconvolgimento del fondo del mare.
Le alte pendici dell'isola sono ammantate di elci, di pioppi, di castagni e della tipica macchia mediterranea costituita, in prevalènza, da ginestre, da mirti e da corbezzoli. Le medie e le basse pendici sono, sovente, terrazzate e cosparse di cespugli di capperi, di fichi d'India e di colture varie quali: frutteti, oliveti e vigneti. Tra i prodotti merita particolar menzione il vino rosso per il suo aroma e per la sua alta gradazione alcoolica e, soprattutto, il rinomato vino bianco (malvasia), di cui Salina è la massima
produttrice dell'arcipelago. La malvasia ha colore giallo dorato, intenso aroma con sapore delicatamente dolce.
Notevole è la produzione dei capperi, che vengono in massima parte esportati.
Purtroppo varie zone coltivabili sono oggi abbandonate per carenza di mano d'opera determinata dalla cospicua emigrazione transoceanica (fenomeno, d'altra parte, comune alle altre consorelle eoliane).
FILICUDI
(Superficie: 9,7 Kmq.)
Filicudi, l'antica Phoenicusa, così detta per la sua vegetazione di felci che, specialmente nell'antichità, era molto abbondante. Pare tuttavia, secondo alcuni autori, che il nome possa essere derivato dall'abbondante vegetazione di palme. Secondo altra ipotesi esso troverebbe una derivazione più adeguata dal porporino di alcune formazioni litologiche.
L'isola è di forma leggermente ovale con un'appendice a sud-est costituita dalla penisoletta di Capo Graziano (m. 174).
La vetta di Filicudi porta lo stesso nome di quella di Salina: Fossa delle Felci (m. 773). Le cime minori sono dette: la Montagnola (m. 333) e il Torrione (m. 280). Tutt'e tre un giorno furono sedi di vulcani.
Le pendici e le falde dell'isola sono, in gran parte, ripidi e rocciose.
Le case sono raggruppate attorno al porto Pecorini e, soprattutto, a Valdichiesa, dove sorge il tempio di Santo Stefano.
Le coste di Filicudi presentano bellezze non comuni. Declivi formati da terrazze rivestite di boschi di ginestre e digradanti verso il mare, seguono a strette valli, a dirupate scogliere e a coste ora severe, ora ridenti. Qua e là si ammirano profonde grotte come quella del Maccatore, di S. Bartolomeo, del Perciato (forato) e del Bue Marino (foca). Quest'ultima è la più famosa. Si presenta con un'entrata a ogiva, con un caratteristico atrio e con una cavità molto ampia. I giuochi di luci e di ombre vi producono fenomeni di rifrazione particolarmente suggestivi. Questa grotta è un rifugio, un'oasi di pace, uno degli angoli più incantati del regno di Eolo.
Nei paraggi di Filicudi si profilano maestosi gli scogli del Notaro, del Mitra, e quello denominato la Canna, alto 85 m. Questi scogli, con la loro solennità, conferiscono al panorama un tono di austera, classica bellezza. Nelle ore crepuscolari, circonfusi da caligine e coi contorni sfatti in bagliori di luci rossastre, offrono spettacoli d'incanto che nessuna penna riuscirà mai a rendere compiutamente.
L'isola comprende quattro edifici vulcanici (Fossa delle Felci, Montagnola, Torrione, Capo Graziano).
Tutte le eruzioni sarebbero avvenute in ambiente sottomarino. Oggi non si riscontrano fenomeni di attività post-vulcanica.
Interessante era la pesca del corallo che veniva praticata nei pressi della Canna. Ancora oggi viene praticata la pesca delle spugne.
Il mare circostante l'isola è molto ricco di pesci.
A Filicudi dal punto di vista paletnologico è molto interessante la penisola di Capo Graziano perché sede di vasti abitati preistorici risalenti all'età del bronzo.
Un primo abitato assai vasto, ma del quale sono state scavate finora solo poche capanne ovali,si estende sul Piano del Porto, nella località F. Lo Bruino e nei pressi della diruta Casa Lopez (può essere attribuito ai secoli XVIII - XVII a.C.).
Un altro più ampio abitato probabilmente successivo al precedente si estende sull'altura della Montagnola di Capo Graziano.
Gli scavi condotti dalla Soprintendenza negli ultimi anni hanno messo in luce una ventina di capanne ovali su una terrazza alla quota di m. 100 s.l.m.
Il villaggio peraltro doveva estendersi anche sugli altipiani sovrastanti fino alla vetta della Montagnola. È probabile che l'abitato si sia spostato in posizione dominante e facilmente difendibile in seguito al venir meno delle condizini di sicurezza e di tranquillità che avevano consentito lo sviluppo del villaggio della piana sottostante.
Nelle capanne della Montagnola sono state trovate insieme a ceramiche di produzione indigena anche numerosi frammenti di ceramiche micenee e cicladiche attestanti rapporti commerciali con l'Egeo fra il 1500 e 1300 a.C.
Le capanne di questo abitato mostrano evidenti testimonianze di essere state più volte ricostruite.
Il villaggio ha probabilmente cessato di esistere in seguito ad una distruzione violenta nel corso del XIII secolo a.C.
Sulle scoscese pendici della Montagnola erano entro anfratti naturali le sepolture corrispondenti all'abitato.
Sulla vetta dei Montagnoli di Pecorini cioè sulla montagna che domina l'abitato omonimo sulla costa Sud dell'isola esiste un grande masso con iscrizione greca.
Link utili: La riserva dell`isola di Filicudi
ALICUDI
(Superficie: 5,2 Kmq.)
Alicudi, l'antica Ericusa, nome dovuto alle boscaglie di eriche di cui è ammantata buona parte dell'isola.
Alicudi ha forma subconica culminante col Filo dell'Arpa o Timpone della Montagnola (m. 675). Il pendio occidentale dell'isola è ripido e disabitato; quello orientale è costituito da ripiani e disseminato di case tra le quali si leva, in pittoresca posizione, la Chiesa di S. Bartolomeo.
Caratteristici il Serro della Farcona, cinto da alti precipizi e il Timpone delle Femmine, ubicato anche in località impervia; ivi si rifugiavano le donne durante le scorrerie saracene.
Circumnavigando l'isola si procede in un continuo variare di bei panorami: si ammirano pendici terrazzate coperte da cespugli e da fichi d'India, alte coste con stratificazioni di rocce nere e di conglomerato rossastro; anguste forre, valloni confluenti e un susseguirsi di alti, solenni precipizi che conferiscono al paesaggio un'impronta di maestosità inobliabile.
Nel 1924, nella contrada Fucile, furono rinvenute tombe formate da lastre di lava, come la più parte degli antichi sepolcri eoliani. Le tombe contenevano lucerne e vasi fittili del IV sec. a.C.
Ad Alicudi non si manifestano fenomeni endogeni né si riscontrano tracce di attività recente; si osservano solo avanzi di due centri eruttivi la cui antichità risale al Pliocene recente e al Quartenario (Sahariano inferiore).
Link utili: La riserva dell`isola di Alicudi
Altre schede sulle Isole Eolie collegate:
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|