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Randazzo

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Citta' medievale crocevia di tre province siciliane

LocalitÓ turistiche: Randazzo

Randazzo è il crocevia di tre importanti province: Catania, Messina ed Enna; al centro di quello che un tempo era il Val Demone. Con le sue bellezze paesaggistiche e naturali, e col fascino delle sue antiche opere d'arte, le sue numerose chiese, i vetusti palazzi, i musei; con le sue caratteristiche strade in pietra lavica; è una vera e propria perla ambiÉmtale e architettonica.

Ogni angolo di Randazzo offre suggestive vedute, panorami imponenti che riservano emozioni man mano che si scoprono le tracce della sua antica città ed i segni del passato splendore medievale.

Raro esempio a livello nazionale, la Città di Randazzo si trova all'intemo di tre aree regionali protette: il Parco dell'Etna, il Parco dei Nebrodi e il Parco Fluviale dell'Alcantara. Aree che le conferiscono una prerogativa unica: quella di pOter spaziare tra contenuti ambientali e naturalistici incantevoli, che aiutano l'integrazione dell'Uomo con l'Ambiente.

 

Randazzo città medievale
Randazzo fu uno dei centri più importanti nella Storia medievale siciliana. I Normanni ne sfruttarono la posizione lungo l'asse Messina-Troina (questa prima diocesi di Sicilia e quartier militare) per l'avanzamento verso il centro dell'isola. Nel monastero di S. Maria Maddalena (poi S. Giorgio), su un'alta rupe, soggiornò nel 1078 il conte Ruggero proteso alla conquista di Taormina.

A Randazzo si fermò (1088) il pontefice Urbano II (in odore di Crociata) diretto a Troina, e celebrò messa nella chiesa di S. Maria (unica di rito latino). Nel sec. XII iniziarono a delinearsi i tre quartieri: S. Nicola (greci), S. Martino (Iombardi), S. Maria (latini). Ogni gruppo etnico avrebbe parlato la propria lingua fino al sec. XVI. Randazzo fu per tutto il Basso medioevo importante luogo di raccolta e di mercato (bestiame, carne, pelli, legname, seta e panni) lungo la strada che da Palermo conduceva alla costa jonica. Qui dimorò Federico II nel 1210. Con gli Svevi si completò la cinta muraria, rafforzata con torri, e la costruzione delle tre chiese; la più grande, quella centrale di san Nicola, servì anche come luogo di adunanze pubbliche. Il centro rimase sempre città demaniale, direttamente sottoposto all'autorità del capitano regio. Ma, già con gli svevi, iniziò la concessione di titoli baronali alla famiglie al seguito della corte. I regnanti aragonesi, Pietro III (1282-1285) e Federico III (1296-1337), la scelsero come loro dimora, e celebri famiglie si insediarono al seguito degli spagnoli: gli Antiochia, i Lanza, gli Spatafora. Randazzo divenne la capitale del Regno, città fortificata (furono ricostruite le porte di S. Giuliano e di S. Martino che ancora conservano gli stemmi aragonesi), base strategica per disporre difesa e attacchi verso gli angioini di passaggio a Messina (nel 1299 contro Roberto d'Angiò). In seguito (sec. XIV) si trasferiscono qui alcune famiglie fedeli al re (Russo, Basicò, Colonna, Sollima, Bonanno, Giunta, Romeo, Romano) rafforzando i legami commerciali, artistici e culturali con Messina, la cui influenza e giurisdizione si estese così su tutta la zona etnea. Randazzo attraversa il suo periodo più felice, ospitando in più occasioni il Parlamento siciliano.

 

Civitas Randatii
Con la reggenza (1410) della regina Bianca di Navarra (che spesso si trovò a Randazzo e da dove scrisse numerose lettere), si realizzò il passaggio di tutto il Regno isolano al Vicereame. Randazzo seguì le sorti dell'isola, ormai provincia dell'Impero spagnolo. Ultimo dei regnanti che Randazzo ebbe l'onore di ospitare nel Palazzo Reale, il 18 ottobre 1535, fu l'Imperatore Carlo V d'Asburgo che le conferì il titolo di Civitas Randatii.
Dopo quella data diversi disastri misero in ginocchio la citta: l'imponente colata lavica del 536 ne distrusse il territorio fertile. Da ultimo, i bombardamenti anglo-americani del luglio-agosto 1943, che colpirono il 70% del patrimonio architettonico; e l'eruzione del 1981, preceduta da violenti terremoti, che devastò i boschi e le campagne a Est.

 

La chiesa di S. Maria
Il tempio fu costruito tra il 1217 e il 1239, in epoca federiciana, così come testimoniano le tre absidi in stile normanno-svevo sormontate da una fuga di archetti pensili a tutto sesto, da un cordone a scacchiera e da merli ghibellini. Originarie sono anche le mura Nord e Sud, pregevoli per l'accuratezza nella posa in opera dei diversi blocchi litici. Ad un primo rifacimento del tempio nel Quattrocento risalgono, invece, i portali dal gusto catalano - rinascimentale. Quello di Sud è adorno nella lunetta di una statua marmorea rappresentante la Madonna e il Bambino, di scuola pisana. I pinnacoli sagomati sormontati da globo, in stile barocco, che richiamano i motivi della mitra del vescovo, risalgono a rimaneggiamenti successivi di età barocca; e ci ricordano che proprio qui sorgeva la Tribonia, ancora visibile nel lato Nord, sede del tribunale ecclesiastico.
L'interno, rinascimentale, con colonne laviche monolitiche, è opera dell'architetto Andrea Calamech (1524­1589), toscano del Senato di Messina. Nel Settecento l'architetto palermitano G. Venanzio Marvuglia (1729-1814) realizzò il transetto e la cupola.
I rifacimenti di metà dell'800, ad opera dell'architetto siracusano Francesco Saverio Cavallari (1800-1896) coinvolsero la facciata e il campanile (già edificato da un certo Magister Tignosus nel sec. XIII), con l'inserimento di rosoni, finestre ogivali e modanature in pietra calcare in stile neo-gotico. All'interno della chiesa di S. Maria è conservato, sulla parete interna di tramontana, l'antico affresco della Madonna del Pileri. A questo dipinto è legata la leggenda di una prima comunità di cristiani nel sito dell'odierno quartiere di S. Maria.

 

Quartiere San Martino
Il quartiere alle spalle della Chiesa di S. Martino, in epoca medievale abitato a maggioranza dai Lombardi, presenta peculiari caratteri urbanistici: insulae abitative di forma allungata, con vie in pendenza che le dividono per la lunghezza da altre isole; caratteristici vicoli stretti, per dividere e incanalare le acque pluviali e, in passato, eccellenti vie di fuga e di difesa; le case sono, poi, addossate tra di loro, a tratti condividono cortili interni e vicoli senza uscita. Nella Porta di S. Martino sono ancora visibili i vecchi edifici doganali adiacenti, insieme alla Porta rimaneggiati nel Settecento (come indicato dalla data sulla chiave dell'arco), e i suggestivi merli della cinta muraria. Da lì, per la via Garibaldi, costeggiando il soprastante Palazzo Romeo-Vagliasindi (identificabile dalle merlature alla ghibellina sul cornicione) si giunge ad uno slargo in pendenza dominato dalla chiesa di S. Bartolomeo. Qui un tempo era annesso l'antico monastero delle benedettine di clausura. Pregevoli i portali, le finestre e le lesene in pietra lavica (sec.XVII). Continuando in salita si raggiunge la chiesa del Collegio San Basilio. La facciata settecentesca, su disegno di G.B. Vaccarini, è opera del palermitano G.v. Marvuglia (1760-92). Poco oltre è il Belvedere della Chiesa di S. Pietro. Un vasto panorama si apprezza dalla scalinata che porta al Convento dei Cappuccini.
Chiesa di S. Martino. Del tempio originario medievale rimane il meraviglioso campanile policromo (sec. XI-XIV), definito dal I Maganuco "un'espressione musicale, il più bel campanile di Sicilia", Costituito da pietre squadrate nell'alto basamento normanno-svevo; arricchito, nel 2° e 3° ordine, da monofore binate e bifore con intradosso trilobato e colonnine a bande bicrome di stile federiciano, nel 4° ordine da trifore mitrate in pietra bianca, tutto abitato da simboli e decorazioni; infine, chiuso in alto da una cuspide in passato bicroma. La facciata barocca della chiesa, a due ordini, presenta un bel portale con colonne laviche sfalsate, Sulla trabeazione sono delle preesistenti metope in arenaria con scene di vita della Vergine col bambino e Santi alternate a triglifi di basalto, In alto, grandi volute laterali raccordano il finestrone del secondo ordine ed il timpano. L'interno della chiesa, rinascimentale, è a tre navate scandite da colonne. Sono ancora conservate notevoli opere d'arte dei secc. XV-XVI


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