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Palermo cittÓ

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Alla scoperta delle mille anime di Palermo svelandone colori e suoni che vengono dal passato.

LocalitÓ turistiche: Palermo cittÓ

Voci, colore, tradi­zioni e culture.
Tante culture di­verse, contrastanti ma sempre in ar­monia, amalgama­te perfettamente come in pochi altri posti al mondo. Qui, tra i panni stesi dei vicoli e le signore che in pelliccia si re­cano al Teatro Massimo, si parlano mol­teplici lingue e mille dialetti che, strana­mente, riescono a comunicare tra loro. Merito, forse, della gestualità, o dell'ac­coglienza innata di questo popolo, composto da tantissime etnie differenti, che ha imparato dalle mille dominazio­ni a dialogare. 

Palermo è la città dei contrasti per ec­cellenza. Qui si possono trovare i cibi più poveri serviti nelle tavole più ele­ganti. Qui si possono mangiare il kebap e le stigghiole a qualsiasi ora del giorno e della notte. Visitando le strade princi­pali della città, si possono ammirare i palazzi nobiliari, testimonianza tangibile di un antico sfarzo, dietro ai quali si na­sconde un dedalo di viuzze e cortili, di casette addossate tra loro. Palermo è an­che caos: fumo di arrosto la domenica mattina, macchine incolonnate dietro carrozze trainate da cavalli, venditori ambulanti di sfincione. Ma è anche una città borghese, elegante e, per certi ver­si, riservata. Retaggio forse delle tante famiglie nobili che vi hanno abitato e di quelle che, ancora oggi, mantengono il titolo in attesa che i "Reali" di Savoia tornino a far visita alla città. Palermo è il caldo di scirocco che tinge il cielo di giallo, ma anche le serate umide in cui si diffonde un leggero profumo di aran­ci, pomelie e gelsomini. È questa l'anti­ca Panhormus, la città "tutto porto", in­castonata nella Conca d'Oro, splendida pianura circondata per tre lati dalle montagne e protetta da Monte Pellegri­no. Attraversata un tempo da ampi cor­si d'acqua (il fiume Papireto e il torren­te Kemonia) Palermo si distende sul mare circondata da una natura ricca di parchi lussureggianti, eredità della cul­tura araba. Ancora oggi questa città, che ha subìto numerose dominazioni - da qui sono passati, tra gli altri, Greci, Bizantini, Arabi, Normanni, Svevi e Spa­gnoli - conserva splendidi giardini, in­cantevoli paradisi verdi. Tra questi Villa Giulia, che raccoglie raffinati ornamenti scultorei di Ignazio Marabutti e di Giu­seppe Damiani Almeyda, oppure l'adia­cente Orto botanico che, dalla fine del XVIII secolo, custodisce un patrimonio di rarità botaniche. Tra gli altri spazi ver­di, Villa Garibaldi, situata in piazza Ma­rina, dov'è possibile vedere uno dei fi­cus magnolioides più grandi d'Europa; il Parco d'Orleans con il giardino all'ita­liana, e il Giardino inglese realizzato nella metà del XIX secolo da Giovan Battista Filippo Basile. Gli spazi verdi più imponenti della città sono Villa Ca­stelnuovo, che contiene numerose spe­cie esotiche e ospita il Teatro di Verdu­ra, e il Real Parco della Favorita, un tempo riserva di caccia di Re Ferdinan­do IV, che collega la città alla zona bal­neare di Mondello, all'Addaura e a Mon­te Pellegrino.

Palermo è rimasta, nei secoli, una città multietnica e multiculturale, grazie alla sua capacità di accogliere, senza cancel­lame le tracce, le eredità dei dominatori che vi si sono succeduti. Un segno tan­gibile di questa peculiarità la si può ave­re attraversando i numerosi mercati cittadini. Il più famoso è certamente la Vucciria, dal francese boucberie (ma­celleria), che si estende da piazza San Domenico a corso Vittorio Emanuele. Addentrandosi nei vicoli stretti si pos­sono ammirare le putie (negozi) di spezie, pesce, carne, frutta e verdura, e ascoltare le abbanniate dei venditori che cercano di attrarre la clientela esal­tando i loro prodotti. Nato come mer­cato della carne, la Vucciria, che ha ispirato il famoso quadro di Renato Guttuso oggi esposto a Palazzo Steri, è soprattutto meta di turisti e luogo d'in­contro serale dei giovani. Immancabile la visita a un altro mercato storico,. quello di Ballarò, nel cuore dell'Alber­gheria: il suo nome - dall'arabo bala­lah, confusione - ne descrive il tratto fondamentale: spezie, ffiltta fresca ed essiccata, ma anche legumi e cereali vengono venduti ancora sfusi, come in un souq arabo. Insieme a Ballarò, di­venuto anche punto di ritrovo per i ro­bivecchi della città, il mercato del Ca­po, cui si accede dalla settecentesca Porta Carini, e quello di Borgo Vec­chio, situato alle spalle del Teatro Po­liteama, sono i più frequentati.

Oltre ai mercati alimentari ne esistono altri dove, con un po' di fortuna, si possono fare acquisti interessanti: il Mercato delle Pulci, al Papireto, spe­cializzato in antiquariato; il mercato di Sant'Agostino, per stoffe e tessuti; i "Lattarini" dove si può acquistare abbigliamento anche usato; i "Calderai", situato nell'omonima strada che sbu­ca su via Maqueda, piena di botteghe che vendono pentolame, arnesi in latta e ogni genere di oggetto utile per la casa.
Visitare il centro storico di Palermo è come fare un viaggio nella macchina del tempo: testimonianze arabo-nor­manne, bizantine, fenicie e spagnole scorrono davanti agli occhi dei visitatori che possono ammirare gioielli di ognuna di queste culture anche in un'u­nica - benché lunga - passeggiata.

Tra­dizionalmente diviso in quattro manda­menti - Albergheria, Capo, Vucciria e Tribunali - il centro storico di Palermo ha il suo cuore nella ottagonale piazza Vigliena, meglio conosciuta come i Quattro Canti, centro geometrico e simbolico di Palermo, nata nel 1600 col taglio della via Maqueda all'incrocio con l'antico Cassaro (oggi corso Vittorio Emanuele).
In città si entrava, da terra, attraverso Porta Nuova, edificata nel 1761 da Car­lo V a memoria della vittoriosa battaglia di Tunisi, e affiancata alPalazzo Reale, detto "dei Normanni" perché raggiunse il suo massimo splendore in epoca nor­manna con Ruggiero Il. Il castello ha di­verse sale ricche di mosaici fiabeschi, come la Sala dei Venti e la Sala d'Ercole, in cui si riunisce tutt'oggi il Parla­mento siciliano. All'interno del palazzo spicca la Cappella Palatina, splendido esempio di armonia tra le diverse cultu­re che abitarono la Sicilia, dove si pos­sono ammirare i mosaici bizantini, i sof­fitti lignei intarsiati dagli arabi e il capo­lavoro scultoreo del candelabro pasqua­le realizzato da maestranze palermitane. Proseguendo verso il mare si incontra sulla sinistra, chiusa tra due torri, la maestosa Cattedrale, testimonianza di svariate epoche e stili in contrasto tra loro. La Cattedrale è, in realtà, molto più spettacolare al suo esterno che all'interno, dove custodisce la tomba di Federico Il. Di particolare interesse la facciata principale con un elegante portico gotico-catalano.

Proseguendo su corso Vittorio Emanue­le s'incontra, sulla destra, piazza Bolo­gni, uno degli angoli barocchi più inte­ressanti della città, sulla quale si affac­ciano magnifici palazzi nobiliari, per lo più abbandonati e distrutti dai bombar­damenti e dall'incuria. All'incrocio con via Maqueda è consiglia bile camminare con il naso rivolto in su per non perde­re lo spettacolo dei già menzionati Quattro Canti di Città. Piazza Vigliena, detta anche "Teatro del Sole" o "Ottan­golo", è compresa tra le facciate con­vesse di quattro palazzi settecenteschi. Suddivise in tre ordini sovrapposti, han­no, al centro, fontane sormontate dalle statue che rappresentano le quattro sta­gioni. Nelle nicchie degli ordini supe­riori si trovano le statue di sovrani spa­gnoli e, in quello più alto, quelle delle patrone della città, le sante Cristina, Ninfa, Oliva e Agata, ognuna protettrice del manda mento che le sta alle spalle. Su via Maqueda s'incontra piazza Pre­toria, su cui si affaccia Palazzo delle Aquile, sede del Municipio, e la Chiesa della Martorana, edificata nel 1140 ma che porta visibili segni delle differenti epoche: dalla medievale alla barocca. Passeggiando si possono ammirare an­cora palazzi eleganti, lussuosi e carichi di storia, intercalati da viuzze che pren­dono i nomi delle antiche corporazioni della città. E proprio percorrendo una di queste che congiungono via Maqueda a via Roma e s'inoltrano nella Kalsa, che ci si ritrova a piazza Magione, cuore del quartiere più evidentemente arabo di Palermo, il cui nome al Khalisa, signifi­ca "l'eletta". In questa piazza, che oggi sfoggia un bellissimo prato all'inglese, il regista Luchino Visconti girò alcune scene de "Il Gattopardo": la battaglia tra garibaldini e borboni. Qui si erige, severa, la Chiesa della Magione, di epoca normanna. Dall'altro lato della piazza si può raggiungere Santa Maria dello Spasimo, una chiesa cinquecentesca, oggi sconsacrata. Si sa per certo che l'altare - opera del Gagini - fu ultimato prima del 1519 e che sopra di esso stava la bella tela di Raffaello intitolata "Andata al Calvario" o "Spasimo di Sicilia", che oggi si può ammirare al Museo del Prado di Madrid.La struttura, oggi utilizzata come luogo culturale, è particolarmente affa­scinante: all'interno della chiesa, priva del tetto, è cresciuto un altissimo albe­ro di sommacco che crea una sugge­stiva cornice naturale.

Dallo Spasimo il Foro Italico, l'antica passeggiata a mare, è a un tiro di schioppo. Nel pri­mo tratto, sulla sopra stante cortina mu­raria, nella prima metà dell'Ottocento fu costruita la Passeggiata delle Catti­ve, così chiamata perché era il luogo appartato dove solitamente passeggia­vano le vedove (da captivae, cioè "pri­gioniere" del lutto). Sotto le mura del­le Cattive, da cui si gode un impareggiabile panorama del golfo di Palermo, ci s'imbatte in una serie di bar con tavolini all'aperto dov'è usanza consumare i "pez­zi" di gelato e dove, fino a qualche tem­po fa, venivano venduti profumatissimi mazzi di gelsomino.

Procedendo sul Fo­ro Italico si incontra Porta Felice, l'in­gresso della città dal mare, che segna l'i­nizio del Cassaro. Qui si trova la quattro­centesca chiesa di Santa Maria della Ca­tena, proprio di fronte a piazza Marina, su cui si affacciano importanti palazzi no­biliari tra cui Palazzo Chiaramonte Ste­ri, che un tempo ospitava la Santa Inqui­sizione e oggi sede del Rettorato univer­sitario. Per conoscere Palermo, infine, non si può omettere una visita al Teatro Massimo, il teatro lirico più grande d'I­talia e il terzo d'Europa. Per farlo, però, bisogna tornare ai Quattro canti e risalire via Maqueda. Qualche isolato più su si trova, sullo stesso asse, il Teatro Poli­teama Garibaldi, il primo, in ordine di tempo, dei grandi teatri sorti a Palermo nella seconda metà dell'Ottocento. Pro­gettato da Giuseppe Damiani Almeyda nel 1867, fu ultimato nel 1891. Sul suo palco, nel maggio del '57, Totò, il genio comico napoletano, fu colpito da ceci­tà. Oggi il teatro è punto di riferimento della città, al punto che lo spazio dove si trova (piazza Ruggiero Settimo) e quello antistante (piazza Castelnuovo) vengono chiamati comunemente in­sieme con lo stesso nome: piazza Poli­teama.

Certo conoscere Palermo significa an­che entrare in contatto anche con quel­l'art nouveau che tra Otto e Novecento fu utilizzata per realizzare teatri, ville e palazzi di una borghesia che voleva sentirsi all'altezza della vec­chia aristocrazia cittadina. Ma anche visitare il normanno Castello della Zisa, che era inserito nel grande parco reale di caccia del Ge­noard (e oggi sede del Museo del­l'Islam) e tutti gli edifici ricadenti in quest'area: palazzo dell'Uscibene, la Cuba, la Cuba Soprana. Chi giunge a Palermo potrà sentire ancora oggi gli echi delle culture che si sono susseguite non solo per imma­gini, ma anche per sensazioni lon­tane, che non mancano mai di emozionare i visitatori.

 

Link utili:

  1. Le 10 cose più importanti da fare e vedere a Palermo

  2. Fondazione Federico II
    Promuove il patrimonio culturale della Sicilia


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