Inserzionisti
E-mail
Password





Sei in: Home Page Informazioni sulla Sicilia LocalitÓ turistiche Montalbano Elicona

Montalbano Elicona

Stampa questa pagina Elenco: LocalitÓ turistiche

Borgo pi¨ bello d'Italia 2015 - Borgo dei borghi

LocalitÓ turistiche: Montalbano Elicona

Montalbano Elicona, in provincia di Messina, si è aggiudicato il titolo 2015 di borgo più bello d'Italia.

Il riconoscimento è stato attribuito nel corso della trasmissione di Rai Tre «Alle falde del Kilimangiaro». I comuni in competizione erano 40, poi diventati 20, uno per ciascuna regione, si sono sfidati sul sito www.allefaldedelkilimangiaro.rai.it con il webvoting.

Poco meno di 2.500 abitanti, Montalbano Elicona nel centro storico conserva un castello del XIII secolo che risale al periodo svevo.

CONOSCIAMO MONTALBANO ELICONA

Situato a 907 metri di altitudine sull’antica strada romana e medievale (tutt’oggi esistente) che collega la costa tirrenica a quella ionica della Sicilia nordorientale, è un borgo ricco di suggestioni, tutte da scoprire. - Il territorio, situato sui Nebrodi, da un lato si estende verso l’altopiano dell’Argimusco (sito megalitico) dove distese amene di pascoli e boschi millenari (come la Riserva Naturale Orientata Bosco di Malabotta) offrono al visitatore uno scenario di incomparabile bellezza (come la suggestiva veduta dell’Etna), e dall’altro degrada dolcemente verso il mare Tirreno accompagnando lo sguardo fino al profilo delle isole Eolie.

Le piccole casette del borgo, di chiara impostazione medievale e testimonianza della cultura contadina locale, collocate su speroni di roccia affiorante e addossate l’una all’altra, originano un intricato dedalo di pittoreschi vicoli attorno al maestoso castello svevo-aragonese, alle chiese ed ai palazzi nobiliari.

L’antico mondo contadino e pastorale, un tutt’uno con le espressioni artisticoculturali, che il visitatore ha la possibilità di scoprire, unitamente all’antica e genuina gastronomia, attraverso percorsi alternativi, in un’atmosfera avvolgente e nello stesso tempo serena. Ancora adesso, chi visita Montalbano resta colpito dal silenzio e dalla quiete che sprigionano dalle pietre del suo borgo antico e dagli spazi ampi e solenni delle sue valli.

Interrogare i nomi e le forme dei vicoli e delle case del centro storico significa ascoltare le testimonianze dei loro abitanti lungo i secoli, per muoversi virtualmente nelle loro vite quotidiane e lasciarsi guidare in dimensioni culturali lontane.

Il visitatore che si addentra nella parte antica della città, dominata dal tetragono castello svevo-aragonese, altero ed isolato, a differenza delle piccole unità che si raccolgono nel piano e nelle pendici sottostanti, si ritrova in una sorta di teatro, contornato da un paesaggio fantastico e magico.

La parte principale è affidata indubbiamente al vecchio maniero, il più illustre degli elementi architettonici presenti. Riedificato su preesistenti costruzioni bizantine e arabe, si suddivide in un fortilizio normannosvevo in alto, e il palazzo fortificato svevo-aragonese in basso. La parte superiore è delimitata da due torri, una a pianta pentagonale e l’altra a pianta quadrata. La muratura perimetrale conserva ancora la merlatura ed è tra le testimonianze storiche che meglio si sono conservate fino ai nostri giorni. Intatta ci è giunta l’iscrizione “A.D. MCCLXX”, incisa a mano e con un chiodo, che data al
1270 un intervento di manutenzione della cisterna situata nel baglio delle carceri.

Di particolare effetto è la “cuba”, la cappella reale con tre absidi, di cui le due laterali ricavate nello spessore delle mura, di chiaro stile bizantino. Qui, secondo il Fazello (1490-1570), è stato sepolto il medico alchimista, in odor di eresia, Arnaldo da Villanova.

Altra opera architettonica che deve essere inclusa in questo suggestivo scenario è la Chiesa Madre, dedicata a S.Nicola, patrono di Montalbano e recentemente elevata a Basilica minore. La sua esistenza è documentata fin dal XII secolo; nel 1308/10 compare nel “Libro
delle decime” di Piero Sella.

Affiancata da un imponente campanile, costruito per volontà dell’arciprete Leonardo Saccone nel corso del 1645, sul quale sono collocate pregevoli campane in bronzo, ha al suo interno pregevoli opere d’arte: il tabernacolo e il San Nicola in marmo attribuiti alla scuola del Gagini; un crocifisso ligneo del ‘400; un baldacchino barocco del ‘700; un dipinto attribuito alla scuola di Guido Reni raffigurante l’Ultima Cena e una pregevole tela dell’Assunta di anonimo. Inoltre, i preziosi paramenti sacri in seta ricamata, capolavori della raffinata scuola messinese.

Da ricordare ancora la piccola Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, ricostruita nel 1344, con il suo bel portale romanico e la sua statua marmorea del 1510 attribuita alla scuola del Gagini. Una interessante deposizione è affrescata sul paliotto dell’altare costituito da un trilite con reliquario. Inoltre la Chiesa dello Spirito Santo, un’unica navata con tre altari, e il Santuario di Maria SS. Della Provvidenza, alla quale è dedicata la processione del 24 agosto.

Non si può non soffermarsi davanti ai portali di casa Miligi e casa Ballarino, un tempo Mastropaolo e Messina. Opere, il primo, dello scalpellino montalbanese Bongiovanni nel 1700, il secondo di Irardi,1600. Tutti e due i portali nel 1912 sono stati dichiarati monumenti nazionali dalla Sovrintendenza Elemento di completamento, la piccola piazza del Portello, magnifico belvedere dal quale, con un solo sguardo, è possibile abbracciare un panorama di incomparabile bellezza: le vicine vette dei Nebrodi, che si perdono fino a giungere al mare, alle isole Eolie.

Dal belvedere si accede a Palazzo Todaro, recentemente restaurato e destinato a sede del Consorzio universitario.

LA MAGIA DEL PAESAGGIO

Non ha affatto esagerato chi ha affermato che un senso di indefinita magia regna sugli altipiani, “alimentata dalle inquietanti presenze di pietra che ci circondano e dalla mole dell’Etna…”.

Chi visita le contrade di Argimusco, portella Mattinata, portella Zilla, o le rocche di Losi si imbatte in numerosi complessi rupestri e megalitici, nei quali è provata in maniera indiscutibile la frequentazione umana. Recentemente è stato rinvenuto un riparo sotto roccia risalente al periodo Aurignaziano (34000 e 20000 a.C.).

Suggestive e singolari le ipotesi avanzate da molti studiosi, secondo i quali la particolare disposizione delle enormi rocce arenarie dell’Argimusco, posto al confine tra i Nebrodi ed i Peloritani, è determinata dalla loro funzione di antico osservatorio astronomico luni-solare e di elementi di congiunzione tra la Natura ed i culti degli uomini, i quali qui si riunivano per pregare i morti, ma anche per festeggiare la vita e la fecondità, non solo della Madre terra, ma anche dei suoi abitanti. A rendere più credibile ed affascinante questa tesi ecco apparire come per incanto la figura dell’Orante, enorme blocco di arenaria che la pioggia ed il sole hanno modellato conferendogli la forma di una figura femminile, dal profilo enigmatico e dalle voluttuose sembianze.

La straordinaria singolarità del territorio di Montalbano Elicona è testimoniata anche dalla presenza dei cubburi, detti pure “casotti”, strutture il cui aspetto ricorda i trulli della Puglia o i nuraghi della Sardegna. Disseminati a gruppi, oppure singole presenze che spuntano a ridosso di increspature del terreno come dei funghi in pietra, sono quasi sempre a pianta circolare.

La particolare disposizione delle lastre di pietra arenaria con cui vennero costruiti aggettando internamente e verso l’alto ne determinano la struttura, il cui ingresso è orientato quasi sempre verso il sorgere del sole. Alcuni studiosi, assimilando i cubburi ai tholos, propendono per una loro funzione funeraria laddove altri invece sostengono che siano stati destinati ad uso abitativo. Controversa è l’origine del nome. Nella stessa zona un altro interessante manufatto è la mandura ru gesuittu costruito con enormi blocchi di arenaria provenienti probabilmente da un antico tempio megalitico, ubicato nelle immediate vicinanze.

Dall’Argimusco e dai Losi nasce il fiume Elicona che, lambendo lungo il suo tortuoso percorso il monte su cui sorge Montalbano, sbocca nel Mar Tirreno. Il suo lungo percorso è punteggiato da tanti mulini ad acqua ad asse verticale, dove un tempo i montalbanesi si recavano a piedi o a dorso di mulo, trasportandovi il grano da macinare. Dei vecchi mulini abbandonati oggi le mura, le saitte, le ruote, anche se avvolte dalla vegetazione, evocano situazioni lontane, vicende che furono, luoghi che erano.

A poche centinaia di metri dall’altopiano la meravigliosa Riserva Naturale Orientata Bosco di Malabotta che annovera straordinari faggeti, così come non è insolito incontrare querce, pini, castagni e noccioli. Il sottobosco è ricco di biancospini, rose selvatiche oltre che di Citiso trifloro e Sparzio spinoso.

La fauna che anima Malabotta è un vero compendio della fauna siciliana: gatti selvatici, volpi, conigli, istrici, ricci, topi-ragno, ghiri, quercini, martore, donnole e cinghiali sono i mammiferi più numerosi che qui si incontrano, così come poiane, sparvieri, gheppi, falchi pellegrini, lodolai, barbagianni, civette, allocchi, gufi e corvi imperiali riempiono con i loro versi i cieli notturni e diurni della riserva. E se si è fortunati qui si può ammirare il volo dell’aquila reale, maestoso uccello che ha fatto del bosco il suo territorio di caccia.

Una curiosità faunistica: nel torrente Licopeti si può trovare la trota.


Galleria immagini Galleria immagini: Montalbano Elicona

Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco
Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco
Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco
Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco
Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco
Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco
Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco
Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco
Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco
Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco
Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco
Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco
Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco
Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco
Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco
Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco
Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco
Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco
Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco
Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco
Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco
Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco
Montalbano elicona argimusco Montalbano elicona argimusco








La pagina ha impiegato 0.0120 secondi